Alla sfida “Superconnected robot” hanno lavorato per due giorni di maratona di sviluppo 10 team di laureandi, dottorati, ricercatori provenienti da più di 10 università internazionali e da prestigiosi centri di ricerca. Hanno ideato ausili al cittadino, prototipi robotici a supporto dei persone con bisogni speciale e degli anziani, sfere ecologiche che monitorano la qualità dell’aria e dell’acqua, supporti vocali per i non udenti e tanto altro [vedi la notizie Giovani talenti a RomeCup e Le dieci idee in sfida].

 

Emozionatissimi anche gli studenti delle scuole, alcuni dei quali hanno capito, anche grazie a quest’esperienza, l’enorme portata creativa della tecnologia. Non più un mondo sterile, a servizio di pochi, ma un universo da scoprire e da governare, soprattutto a servizio dei più deboli e della cittadinanza nel suo complesso.

 

Al termine della maratona di due giorni si è svolta ieri la premiazione, con la regia di Marco De Guzzis, responsabile Sviluppo Mercato e Servizi di Invitalia, che ci ha tenuto a sottolineare la grande professionalità ma soprattutto l’alto livello tecnico dei progetti presentati. Studenti, ricercatori, startupper siano stati originali e accattivanti, non solo nell’idea, ma anche nel modo di presentarla.

Per questa ragione la decisione della giuria è stata molto sofferta e Invitalia ha deciso di offrire una speciale opportunità di supporto e incubazione delle idee a tutti i team in gara, a prescindere dall’esito finale.

 

A vincere è un team tutto al femminile. Sono ricercatrici in ingegneria robotica, biomedica e neuromorfica dell’Università Sant’Anna di Pisa e dell’Università di New York con un nome che ricorda già le due direttrici di sviluppo: l’inclusione e il supporto medico ai malati epatici.

 

 

La proposta EMPATIC nasce in particolare dall’attività di ricerca portata avanti da SMANIASrl, nata come spin-off della Scuola Sant’Anna di Pisa, che opera nel settore della neurotecnologia per la progettazione e sviluppo di interfacce neurali invasive per la comunicazione elettrica bidirezionale col sistema nervoso.

 

“Con la proposta Empatic (Electro-Modulation of PAncreaTicIslet Cells), ci racconta Silvia Bossi, ricercatrice Enea, “vogliamo creare un’interfaccia neurale sostenibile che faciliti in maniera rilevante la vita ai pazienti malati di Diabete di tipo 2. Era un’idea che coltivavamo da qualche tempo ma quand’è arrivata l’opportunità di quest’hackathon ci siamo subito messe a lavoro in teleconferenza. Una di noi è coinvolta in attività di ricerca in Israele e un’altra insegna in America. Speriamo con questo premio di riuscire davvero a fare la differenza”.

 

 

Nel team le ricercatrici Silvia Bossi (Enea), Vittoria Flamini (NYU Tandon School of Engineering), Gemma Taverni (dottorato Università di Zurigo), Elisabetta Bianchini (Cnr). Hanno lavorato con loro due studenti dell’IIS Vallauri di Velletri (Roma): Matteo Nunziata e Lorenzo Rennetti.

 

L’intervista, in presa diretta, realizzata da Ilaria Bonanni a Silvia Bossi al termine della sfida. Il rumore di sottofondo, purtroppo, rende difficile l’ascolto.

 

 

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